La decisione è ormai ufficiale: la Francia passa a Linux e taglia i ponti con i software proprietari d’oltreoceano. I ministeri e gli enti locali francesi hanno avviato una transizione decisa verso sistemi a codice aperto. Spariscono così dalle postazioni di lavoro strumenti storici come Windows, Microsoft Teams e Zoom. La spinta nasce da una precisa esigenza di sovranità digitale, unita alla volontà di custodire i documenti riservati entro confini protetti.

Oltre il monopolio delle Big Tech americane

Parigi ha compreso i rischi legati alla dipendenza tecnologica dall’estero. Mantenere l’amministrazione pubblica agganciata alle piattaforme statunitensi esponeva i dati statali a normative invasive come il Cloud Act. Per questa ragione, la Direction interministérielle du numérique ha accelerato i piani di sganciamento, individuando percorsi alternativi già collaudati sul campo. I contratti con i giganti informatici comportavano spese licenziatarie enormi e vincoli tecnici soffocanti. L’abbandono di Microsoft 365 però non rappresenta soltanto un risparmio economico immediato. Al contrario, il cambio di rotta risponde a una visione strategica precisa. Gli enti pubblici intendono riprendere il controllo del proprio codice sorgente, evitando che decisioni commerciali esterne paralizzino i servizi ai cittadini.

Postazioni libere: la distribuzione del pinguino negli uffici

Sui computer dei dipendenti pubblici debutta una distribuzione GNU/Linux su misura, stabile e leggera. I tecnici governativi, infatti, hanno configurato ambienti operativi intuitivi, capaci di non disorientare il personale meno esperto. LibreOffice gestisce la redazione di testi e fogli di calcolo, mentre Mozilla Firefox garantisce una navigazione web priva di tracciamenti commerciali. Questa trasformazione non avviene alla cieca. La Gendarmeria Nazionale transalpina, per esempio, adotta da oltre quindici anni una variante personalizzata basata su Ubuntu. Quell’esperienza sul campo ha dimostrato che una migrazione su larga scala è sostenibile, sicura ed efficiente anche nelle situazioni operative complesse.

Collaborazione sicura: le risposte europee a Teams e Zoom

Rimpiazzare gli strumenti di videoconferenza e messaggistica ha richiesto particolare cura. La sicurezza delle comunicazioni interne è un requisito non negoziabile. Pertanto, la PA francese si affida da tempo a Tchap, un’applicazione sovrana sviluppata sul protocollo decentralizzato Matrix. La crittografia end-to-end integrata protegge i dialoghi ministeriali da occhi indiscreti, senza passare da server privati americani. Per l’archiviazione e la condivisione dei file, il governo ha puntato sulla tecnologia fornita da Nextcloud. Gli utenti possono salvare documenti, pianificare calendari e sincronizzare attività su server locali controllati direttamente dallo Stato. Invece, per le riunioni virtuali e la didattica a distanza la scelta è ricaduta su BigBlueButton, piattaforma open source priva dei buchi di riservatezza riscontrati in passato sui concorrenti proprietari.

Un esempio pratico per il resto d’Europa

La scelta francese lancia un segnale chiaro a tutte le capitali europee, inclusa Roma. Costruire un’infrastruttura indipendente non è un’utopia teorica, ma una scelta politica praticabile. Chi governa la tecnologia governa il proprio destino e la Francia ha scelto di non delegare la propria sicurezza informatica a fornitori d’oltreoceano.

La transizione richiederà tempo e tanta formazione per il personale, eppure la rotta verso la libertà digitale appare ormai tracciata.

[Fonte: TurboLab]